Il Porfido

Si tratta di colate di miscele liquido-gassose con spessori variabili da 5 a 10 metri e con un chimismo abbastanza costante, fino a costituire la cosiddetta unità ignimbritica, che raggiunge centinaia di metri di spessore.

Il porfido attualmente coltivato è limitato ad una di queste unità ignimbritiche, classificata come ignimbrite riolotica e caratterizzata da fessurazione verticale e frattura di percussione molto nette, indispensabili per la lavorazione del porfido.

Lo spessore coltivabile, data la mancata lastrificazone, varia dai 100 ai 200 metri. La composizione chimica (oltre il 70% di silice, circa il 14% di allumina, 18% di alcali e piccole percentuali di ferro, calcio e magnesio), quella mineralogica (cristalli di quarzo, di sanidino e di plagioclasi ed in misura minore di biotite e di pirosseni immersi in pasta vetrosa) e la struttura marcatamente porfirica determinano, oltre alla lastrificazione, le caratteristiche tecniche (elevato carico di rottura a compressione, elevata resistenza all'attacco di agenti chimici, elevato attrito radente e volvente) che fanno del porfido uno dei più importanti materiali da pavimentazione e da rivestimento in Europa.

Il porfido (riolite) è una roccia magmatica che costituisce una delle ultime unità effusive del complesso vulcanico di età permiana (260 M.a.) della regione atesina. La struttura della roccia è porfirica con 35-40% (in volume) di minerali ben cristallizzati in una pasta di fondo microcristallina o vetrosa. I minerali sono, in volume ed in ordine decrescente di abbondanza: quarzo, sanidino, plagiocasio, rara biotite. La roccia non è alterata ed è naturalmente suddivisa in lastre verticali con spessore da 3 a 20cm.